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Social Media e Formula 1: da second a first screen

 

Se la televisione è ancora il “first screen” per eccellenza, i social media sono diventati da tempo il luogo in cui la passione sportiva raggiuge il suo acme: peccato che team e piloti di Formula 1 non sembrino tutt’ora attrezzati per sfruttare fino in fondo le nuove opportunità concesse dai social media, da un punto di vista della trasmissione in diretta dell’evento sportivo e del coinvolgimento del pubblico online.
Queste conclusioni emergono da un’analisi realizzata da The Story Group – Nati per raccontarti sui contenuti social pubblicati da FIA, F1 Official, team, sponsor e piloti, prendendo come punto di riferimento i post e i tweet diffusi durante e nei giorni immediatamente successivi al Gran Premio del Messico 2016. L’analisi è stata presentata in anteprima nel corso del seminario promosso dall’Automobile Club d’Italia “Deontologia e comunicazione nell’era dei social media” svoltosi a Roma a fine 2016.
 
Una “diretta” fatta ancora di parole e immagini, al posto del video
 
“Il legame tra F1 e social network è sempre più stretto – si legge nella ricerca di The Story Group – Nati per raccontarti - e con l’esplosione delle dirette in streaming sui social si avvicina il giorno in cui i tifosi potranno voler seguire su Facebook un’intera gara”. Come confermato da un’indagine Nielsen Global, già il 24% dei baby boomer e il 58% dei millennials usa i social network mentre guarda un programma televisivo, ed entrambi preferiscono format televisivi social-oriented, dove la visione dell’evento televisivo si accompagna all’interazione a distanza con gli altri spettatori.
“Agli albori di Internet of Things” – prosegue The Story Group – Nati per raccontarti – “sembra un paradosso che una gara automobilistica possa essere raccontata sui social tramite foto e parole (sia pure in forma di hashtag), anziché seguendo una vera e propria videostrategy: eppure, per quanto riguarda la Formula 1, è (al momento) così”.
F1, team, piloti e giornalisti sono tutt’ora alla ricerca di un difficile compromesso tra le restrizioni imposte dai diritti di trasmissione delle gare, e il desiderio degli utenti di poter seguire la competizione laddove essi possono commentarla in diretta con altri appassionati e con gli attori in scena: i social network, per l’appunto, dove altri sport come il Calcio hanno già iniziato a stringere accordi con Facebook e Twitter per una diretta di alcune gare senza altre restrizioni se non quella data dalla copertura di rete.
 
Gli utenti? Servono solo per mettere un “mi piace”

Trasmettere in diretta le gare, tuttavia, potrebbe non bastare: nell’era dei social, infatti, il pubblico non si limita più ad assistere, ma vuole diventare esso stesso protagonista dello spettacolo.
Dal punto di vista del rapporto con la community, tuttavia, i piloti si pongono al livello più basso di un’ideale classifica basata non sui meri numeri. Pur dotati naturalmente di una community superiore a quella delle case automobilistiche, l’utilizzo dei social da parte dei piloti è ancora embrionale, ai limiti dell’autocelebrazione tout court, dove poco o nessuno spazio viene lasciato all’interazione con il pubblico, con il compagno di squadra e con il team, al di fuori di alcune significative eccezioni.
A un livello superiore si collocano i team, con significative differenze tra l’uno e l’altro: se la maggior parte dei team si limita tutt’ora a usare i social per fornire una sintesi – per forza di cose, incompleta - di quanto avviene in pista, alcuni team hanno iniziato a usare i social come un ulteriore canale attraverso cui “sfidare” gli altri concorrenti a colpi di gif e immagini ironiche volte a sottolineare le scarse performance di questi ultimi, in una sorta di competizione alternativa a quella che avviene in gara. Si tratta tuttavia solo di esperimenti estemporanei, che non prevedono in alcun modo un coinvolgimento attivo dei fan nella competizione tra team opposti.
 “In questo contesto di radicale disintermediazione, il pubblico è il grande assente dallo spettacolo – concludono gli autori della ricerca di The Story Group – Nati per raccontarti - La sua presenza viene data per certa e le sollecitazioni che riceve sono unicamente finalizzate a usarlo come vettore per diffondere e propagare i contenuti, senza ricevere un controvalore relazionale in cambio”. Controvalore che potrebbe cominciare dallo stabilire un dialogo diretto e costante da parte dei piloti o dei team in questione con gli utenti, fino ad arrivare aal coinvolgimento dei più attivi tra questi ultimi nello sviluppo dei contenuti del piano editoriale e nella gestione di sotto-comunity verticali di appassionati.

 

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