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CEO e brand, uniti sotto il segno dei social

 

C’era una volta il brand, raccontato con i manifesti e la pubblicità. I valori associati a un brand erano veicolati soprattutto con il prodotto o il servizio, non grazie alle persone. Erano gli anni in cui bastavano una unique selling proposition efficace e un buon investimento media per fare bingo. Veniamo invece a oggi, tempo in cui il protagonismo sfrenato degli individui permea vari ambiti fra i quali il branding, inteso come quel mondo di significati, valori e comportamenti che rendono una marca degna di suscitare le nostre emozioni e di passare positivamente l’esame del giudizio personale. Se per un brand il logo rappresenta l’insegna visiva, il CEO, in alcuni casi, può diventare “portatore sano” degli aspetti valoriali di marca attraverso presenza, dialogo, comunicazione e azione, altamente condivisibili sui social media. Questi ultimi, ormai è noto, rappresentano mondi virtuali integrati completamente nelle nostre esistenze, una piazza in cui è meglio esserci e partecipare.
 
Se diciamo Virgin può non venirci in mente Richard Branson? Magnate filantropo della Virgin Group, è l’uomo un po’ freak che ha trasformato le palestre in una sorta di villaggi turistici, Virgin Active, le linee aeree in molto di più che un mezzo di trasporto, un brand in una radio rock, per citare solo alcune delle sue imprese, creando uno dei brand più irresistibili del pianeta a sua detta. Più facile dialogare con Richard, un essere umano, seppure in formato digitale, che con un’entità astratta rappresentata da un logo. Richard è quello che si può definire un Social CEO: vanta un blog direttamente accessibile dal sito della Virgin alla label “Richard” e parecchi social attivi, 2 milioni di follower su Facebook, più di 1 milione su Instagram, parecchi video su Youtube e sui motori di ricerca alla voce Virgin appare naturalmente lui. Un uomo sognatore, rivoluzionario, esploratore, positivo ed energetico come il suo brand, perché sempre alla ricerca di sfide di business nuove e inesplorate, Virgin appunto. Posizionamento di marca e uomo paiono coincidere peraltro ben veicolati su tutti i canali nel pieno rispetto della consistency di marca.
 
Se Richard tende maggiormente a “volerci essere” nella piazza virtuale, Elon Musk, un altro Social CEO degno di nota, viene invece citato spontaneamente dai fan e largamente condiviso in rete con articoli, quotes e meme. Uomo Tesla Motors, Elon è inventore dello Space Exploration Technologies Corporation (Space X), con più di 7 milioni di follower su Twitter e una serie di profili Facebook aperti su iniziativa dei fan, ha portato la fantascienza nel design di prodotto realizzando il sogno di molti di guidare un’auto dal dna spaziale. Visionario, pioniere, innovatore, amico dei robot (in rete si trovano fotomontaggi di Elon in veste Iron Man), ha guardato oltre i confini del pianeta conferendo a Tesla una personalità umanoide che l’ha resa distintiva nel mare magnum dei brand automotive. CEO di successo = brand di successo, reputazione con risvolto positivo sul prodotto comunque ben supportato dalla tecnologia e dalla qualità.
 
Questi leader sono entrambi portatori di valori delle aziende che governano, esponendosi in prima persona sui social, con almeno due profili attivi, diventano ai nostri occhi il brand stesso, occupando quelle dimensioni del prisma di Kapferer inerenti a cultura, personalità e relazione brand-audience. Questi due uomini sono i capo fila del trend in aumento dei social CEO, già segnalato da Fortune nel 2016 che vede LinkedIn come social in testa seguito da Facebook e Twitter. Un brand oggi esiste se è social e il suo CEO ha responsabilità misurabili anche e soprattutto in termini di reputazione, goodwill e numero di canali ben gestiti. Meditate CEO, meditate.

 

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