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Cinque opportunità per il branding grazie alla comunicazione interna

 

Passiamo molte ore nei luoghi di lavoro, diventano un micro cosmo in cui le persone si relazionano costantemente con l’azienda e con la sua popolazione. Ambienti in cui si lavora e nei quali la sfera emotiva è sempre coinvolta: si creano aspettative, nascono sogni, ambizioni, delusioni, tutti sentimenti legati da un invisibile fil rouge all’azienda che è poi un brand.


In alcuni modelli aziendali gli ambienti vengono allestiti come una abitazione, con tutti i comfort a disposizione delle persone, come a voler diluire il passaggio che avviene da casa ad ambiente di lavoro. Un’azienda è l’esatto opposto di un “non luogo” quale può essere un aeroporto o un centro commerciale, dovrebbe riflettere i “beliefs” del brand, per esempio: se l’azienda crede nel dialogo e nell’accoglienza potrebbe pensare il luogo di lavoro limitando le barriere o utilizzando arredi che accolgano e non respingano.
 
Ogni azienda, quale corporate brand, ha una sua identità e il fatto che venga ben rappresentata negli ambienti di lavoro, siano essi gli uffici dei white collar o le fabbriche dei blue collar, è un buon punto di partenza per generare appartenenza.
 
Il posizionamento e i beliefs dell’azienda ne comunicano il carattere, ci dicono di che pasta è fatto il brand, mentre l’identità rappresenta il suo vestito che tutti “indossiamo” quando facciamo parte di un’azienda, alcuni proprio fisicamente se pensiamo alle divise dei blue collar.
 
Ci sono poi altri aspetti interessanti della comunicazione interna del brand legati all’engagement della popolazione. Considerato il fatto che una realtà aziendale è fatta di persone l’obiettivo migliore che un’azienda può porsi è quello di coinvolgere le proprie risorse e farne degli ambasciatori del brand, dei “brand ambassadors”, operazione non sempre facile che si declina operativamente in molti touch point pensati in base a una strategia.
 
Alcuni dei più popolari (ce ne sono vari a differenza degli ambienti e delle business units) si possono riassumere nei seguenti:
 
1. La intranet aziendale che è fruita volentieri se fornisce contenuti di interesse, se viene mantenuta viva e non pensata come un mero repository di informazioni.
2. I workshop o gli eventi quali occasioni di confronto e condivisione che richiedono una organizzazione puntuale e in linea con la strategia e l’identità del corporate brand.
3. I video che diventano sempre più efficaci per creare engagement ed essere spesi facilmente in grandi realtà perché coinvolgenti soprattutto se si intende far arrivare a tutti messaggi corporate difficilmente somministrabili con la carta stampata, si legge sempre meno.
4. Le aree lunch o caffè sono considerate “zone calde” utili per veicolare comunicazioni di servizio o iniziative interne che altrimenti potrebbero non essere lette via mail.
5. Le aree di transito quali tornelli, ingresso e ascensori sono fondamentali touch point per iniziative “guerrilla” contribuendo a creare un “communication journey” efficace per messaggi particolarmente di impatto per l’azienda.
 
In generale è sempre buona regola curare il branding e la comunicazione all’ingresso delle aziende, rispettandone il look&feel di marca, il tono di voce di messaggi legati al brand, perché alla stregua di un ADV o della home page di un sito l’ingresso di un’azienda contribuisce fortemente a creare la prima impressione che un visitatore ha di quel brand.
 

 

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